Senza consapevolezza siamo fottuti. Inutile usare giri di parole. Lo stiamo assaporando durante questo periodo di guerra in Ucraina, lo abbiamo visto durante due anni di pandemia, lo avremmo dovuto sapere tutte le volte che ha avuto inizio una qualunque guerra in una qualunque parte del mondo.

 

E invece eccoci qua, nuovamente alle prese con azioni che appaiono folli, insensate, violente, e che lo sono, perché ogni individuo che decide di iniziare una guerra non sta di certo bene.

 

Senza consapevolezza siamo fregati. Se non impariamo a guardarci dentro, a fermarci prima di agire, a cercare una via di ascolto, diplomatica, di riflessione e dialogo, di presa di coscienza di tutte le variabili, se non smetteremo di pensare solo a noi stessi e ai nostri interessi personali, non ci potrà mai essere una collettività degna di questo nome.

 

Pandemia e guerra: solo “svuotandoci” possiamo salvarci

 

Come fare per sviluppare questa grande capacità che è la consapevolezza? Bisognerebbe iniziare a meditare, certo, a sedersi semplicemente in silenzio con se stessi, senza fare nulla, osservando l’andare e il venire di emozioni, sensazioni e pensieri. Entrare in contatto con il proprio inconscio, cuore, mente e corpo.

 

Ci sarebbe anche un’altra cosa da iniziare a fare, forse la più difficile: svuotarci.

 

Abbiamo passato tutta la nostra vita a studiare, leggere, formarci, informarci e continuiamo a farlo; è giusto, bello, importante, ma non se si arriva a un inutile livello di saturazione. Ci riempiamo di nozioni, immagini, parole, opinioni ma a un certo punto bisogna dare spazio al silenzio; è fondamentale interrompere i vecchi schemi, gli automatismi, togliere invece di aggiungere, scomporre, decostruire, lasciar andare, per permettere alla presenza mentale e alla consapevolezza di palesarsi e per essere in grado di cambiare punto di vista, di aprirsi al nuovo, a ciò che non eravamo in grado di vedere. Se continuiamo ad aggiungere anziché togliere, se riempiamo continuamente la nostra mente senza concederle mai una pausa, prenderanno il sopravvento soltanto pregiudizi, critiche, etichette, definizioni.

 

 

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Foto e articolo di Dejanira Bada

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