Imparare a morire dal pensiero tibetano

 

“In Tibet il pensiero della morte è ancora molto presente, come si nota dalle infinite rappresentazioni di teschi e scheletri nei monasteri, mentre noi lo abbiamo reso qualcosa di cui vergognarci, da nascondere e ritardare il più possibile. Secondo Ariès, è proprio la continua negazione dell’ineluttabilità del trapasso a essere causa delle nostre nevrosi, del nostro malessere esistenziale e della nostra infelicità. La crisi dell’individuo moderno sembra combaciare con il rifiuto della fine.”

 

Questo testo è tratto da “Il pensiero tibetano” di Dejanira Bada. Ringraziamo Giunti per la gentile concessione.

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