Spesso, una volta diventati adulti, ci si guarda indietro e quasi non ci si riconosce. Accettiamo il nostro passato? Lo abbiamo capito?

 

Come abbiamo potuto fare certe cose? Come facevamo a essere così imprudenti, spaventati, a volte anche un po’ sciocchi?

 

Jon kabat-Zinn una volta ha detto che fino ai trent’anni è possibile che si scelgano dei “modi per non esserci”, per “disconnettersi”, per “non sentire la propria sofferenza e il proprio dolore”.

 

Molti di noi durante l’infanzia hanno subito dei traumi, violenza psicologica o fisica, abusi.

 

Essere stati figli di genitori anaffettivi, assenti, violenti, che hanno fatto molti errori, può portare -una volta diventati adolescenti- a compiere scelte che non possiamo definire “sbagliate”, ma “scelte senza scelta”.

 

Non possiamo incolparci se in passato abbiamo provato stati di dissociazione, ci siamo sentiti scissi in varie parti e per esempio abbiamo ceduto all’alcol o alla droga.

 

In fondo non potevamo fare altrimenti, non c’era scelta in quel momento, perché era l’unico modo per non sentire più dolore.

 

IN CAMMINO

 

Poi però, crescendo, può avvenire un risveglio, e di solito è facile che avvenga dopo i trent’anni.

 

Passati i trenta si può prendere consapevolezza di tutto quello che abbiamo vissuto fino a quel momento, e si può scegliere di iniziare un percorso di analisi o un metodo psicoterapico (io per esempio dopo i trent’anni mi sono rivolta all’EMDR, ne ho parlato nella mia rubrica su Il Giornale OFF).

 

Successivamente, per imparare a gestire i nostri pensieri, emozioni e sensazioni anche quando siamo da soli e per conoscere come funziona la nostra mente, possiamo iniziare a praticare mindfulness o yoga.

 

“Forse la meditazione è una forma di disadattamento riconosciuta, un’ala che ti salva all’ultimo momento, una classificazione che all’improvviso ti fa specie.”

Chandra Livia Candiani

“Il silenzio è cosa viva”

 

Queste pratiche possono insegnarci a togliere il pilota automatico e ad adottare uno stile di vita diverso.

 

La mindfulness è molto utile per cercare di non ricadere in vecchie abitudini e vecchi e malsani modi di pensare.

 

Dobbiamo scoprire che cosa può farci sentire bene, trovare una nuova strategia di adattamento, un nuovo modo di rispondere alle situazioni stressanti della nostra vita.

 

In questo modo può iniziare un vero percorso di guarigione, di trasformazione, consapevoli e presenti a noi stessi e al mondo che ci circonda.

 

In Oriente si dice che gli anni di una persona si comincino a contare nel momento in cui si inizia a praticare yoga.

 

E possiamo farlo anche con la mindfulness. Se abbiamo iniziato da un paio di settimane, possiamo pensare di avere due settimane di vita. Se non abbiamo ancora iniziato, possiamo pensare di dover ancora nascere.

 

La pratica può dare il via a una nuova vita. Può essere la via.

 

IL RISVEGLIO

 

È bello immaginare che ogni espirazione, durante la meditazione, sia come una piccola morte. Ogni volta che espiriamo muoriamo, ma poi arriva l’insipiro a ricordarci che siamo vivi, qui, ora, in questo esatto momento.

 

Risvegliarci a questo può davvero trasformare la nostra vita e renderci capaci di apprezzarne la meraviglia.

 

Ricordiamoci di ringraziare spesso noi stessi per aver scelto la vita, per non aver rinunciato a lei.

 

Dobbiamo essere grati.

 

ACCETTIAMO IL NOSTRO PASSATO

 

Ci vuole partecipazione, come in ogni tipo di percorso.

 

Scegliere di esserci è il primo grande passo. Il secondo può essere quello di non odiarci e di non giudicarci. Non dobbiamo avercela con noi stessi per quello che abbiamo fatto in passato.

 

Il terzo passo è quello di perdonarci e accettarci, ascoltarci e ringraziarci, perché se siamo arrivati dove siamo arrivati, è merito prima di tutto di noi stessi.

 

Essere fieri di dove siamo e di chi siamo, senza rimpianti, senza sensi di colpa, senza avere nulla da recriminarci.

 

Ogni giorno rinasciamo alla vita.

 

Possiamo essere quello che vogliamo se decidiamo una volta per tutte di lasciarci il fardello del passato alle spalle.

 

Un passato che non va rinnegato, ma ascoltato, capito e accettato. Perché è anche grazie a quel passato che possiamo essere liberi di vivere consapevolmente nel mondo senza troppa paura.

 

Facciamone tesoro, accettiamo il nostro passato e impariamo a essere gentili prima di tutto con noi stessi, accogliendo tutto quello che siamo stati, che siamo e che saremo.

 

 

Di: Dejanira Bada

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