Basta con questa retorica della resilienza

 

In questi mesi c’è una sola parola che forse è stata più usata della frase “andrà tutto bene” ed è RESILIENZA. Ma forse è anche ora di dire basta a questa retorica della resilienza.

 

Wikipedia ci dice che: “In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di fare fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.”

 

Tutto questo è molto bello e la resilienza è una grande capacità, un’ottima qualità, ma non se diventa un’ossessione e se rischia di far passare chi non è resiliente per una persona che vale meno delle altre.

 

Questo periodo ha messo alla prova anche i più forti, i più resilienti, appunto, ma molte persone non sono riuscite o non stanno riuscendo ad affrontare gli eventi stressanti e traumatici in maniera positiva.

 

Bisogna far sapere a queste persone che non sono sbagliate, inferiori o difettose.

 

A volte si cade, si sbaglia, e non c’è nulla di male o di strano in questo. Non siamo perfetti, siamo umani, possiamo fallire e non essere in grado di trovare una soluzione ai problemi.

 

Dobbiamo imparare ad accettare che a volte potremmo non farcela, senza avercela con noi.

 

Recuperiamo la bellezza dell’essere fragili perché è un valore, così come essere sensibili.

 

Negli anni possiamo imparare a diventare più forti, ad affrontare varie difficoltà ma a a volte non sarà facile o non ci si riuscirà.

 

BASTA CON QUESTA RETORICA DELLA RESILIENZA

 

Sui giornali e alla TV in questo ultimo anno di pandemia abbiamo sentito fin troppo parlare di resilienza, che è anche la capacità di saper chiedere aiuto.

 

Ho letto più volte anche sui social che le persone ormai hanno la nausea quando sentono dire o leggono questa parola.

 

C’è chi in questi mesi ha perso i propri cari, chi ha dovuto chiudere la propria attività, chi ha dovuto fare la fila alla Caritas perché non sa più come mangiare, e tantissime altre persone hanno avuto a che fare con depressione, ansia, attacchi di panico, autolesionismo.

 

Ecco, per queste persone non è semplice sentire parlare in continuazione e con tanta facilità di resilienza. Molti di loro riusciranno a rialzarsi, a reagire, ad andare avanti, altri no, e non li si può incolpare.

 

Molta gente non si rialzerà, non sarà forte abbastanza per rispondere a dei livelli di stress devastanti.

 

Bisogna stare vicino a queste persone, essere comprensivi e non obbligarli a trovare chissà dove questa forza interiore.

 

Meno si sentiranno obbligati a doversi rialzare, e più trovaranno dentro di loro la forza necessaria, o forse no, e andrà bene così.

 

Non si può colpevolizzare chi non trova il lato positivo di ogni situazione e non si può osannare soltanto chi è già stabile e forte abbastanza da riuscire a far fronte a ogni avversità.

 

Le persone più deboli, i più fragili, non hanno meno valore, anzi, spesso sono persone di un’intelligenza superiore e con una spiccata sensibilità ed empatia.

 

Alcuni sono più resilienti, altri meno, altri riescono a esserlo di fronte a certe situazioni, altri in contesti differenti. Siamo tutti diversi ed è questa la bellezza dell’umanità.

 

NO AL PENSIERO POSITIVO

 

Proviamo a essere più gentili e a pretendere meno da noi stessi, non sempre di più! Proviamo a criticare meno noi stessi e anche le persone che ci circondano.

 

Anche la mindfulness, per esempio, non è pensiero positivo, non porta a essere sempre perennemente felici e soddisfatti. Diffidate da chi cerca di vendervi la pillola magica della felicità perenne, perché non esiste.

 

La mindfulness conduce a prendere consapevolezza di tutto quello che c’è nel momento presente. E se in quel momento c’è tristezza o disperazione, noi impariamo a stare con queste sensazioni spiacevoli, a osservarle, riconoscerle e accettarle, per poi provare, in un secondo momento -se ci riusciremo- a trovare il giusto modo per affrontare le difficoltà e pensare a una soluzione se una soluzione sarà possibile, altrimenti, con la pratica, impariamo anche ad accettare tutto quello che non abbiamo la facoltà di cambiare.

 

Oltretutto credere di dover sempre essere forti, stabili e di dover pensare positivo può farci sentire sbagliati, difettosi, inferiori, mancanti di chissà quale grande capacità interiore.

 

Non esiste la perfezione, non esiste la felicità perpetua. Nel corso della nostra vita vivremo sempre degli alti e bassi, tutto è in continuo mutamento.

 

IL DIRITTO DI MOLLARE

 

Non dobbiamo vergognarci di aver bisogno di aiuto, di sentire di non farcela, di essere giù di morale, depressi e poco o per niente resilienti.

 

Questa sembra essere l’epoca del salutismo a tutti i costi, ma se spingiamo troppo oltre l’asticella, rischiamo -proprio in nome del benessere fisico e mentale- di creare ancora più danni, di avere aspettative irrealizzabili e irrealistiche per noi stessi e per gli altri.

 

Non c’è solo la forza, la salute, la resilienza, c’è anche la debolezza, la malattia, la sensibilità e la fragilità. C’è il diritto di lamentarsi, di arrabbiarsi e di dire “no, non ce la faccio”.

 

Come scrisse James Hillman in Il suicidio e l’anima: “la medicina stessa, con la sua idea di salute, ci induce a vivere al di là delle nostre possibilità e, a causa di tale negazione dell’umana fragilità, siamo tutti tesi ed esauriti, sull’orlo della crisi.”

 

Se vogliamo davvero aiutare e capire le persone, non spingiamole a chiedere troppo a se stesse e non chiediamo noi troppo a loro! Il rischio è quello di spingerle ancora di più sulla via dell’esaurimento da cui spesso a volte non c’è ritorno.

 

Permettiamo e permettiamoci di essere fragili, di sederci a piangere per ore o per mesi. Diamo e diamoci la possibilità di cadere, di toccare il fondo, senza sentirci in colpa e quindi caricarci di un ulteriore peso.

 

Restiamo a terra per tutto il tempo necessario, incuranti del giudizio altrui, senza retorica sulla resilienza, senza sforzo. Se saremo capaci di rialzarci, questo riguarda soltanto noi.

 

 

Di: Dejanira Bada

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