Di: Dejanira Bada

 

La pratica Śamatha, detta “calmo dimorare” -in tibetano Shiné– è una pratica buddhista di concentrazione.

 

Questa pratica permette di calmare la mente concentrandosi su un oggetto di meditazione, per esempio il respiro (anapanasati), per poi poter proseguire con la meditazione Vipaśyanā, della visione profonda, che in contesti buddhisti è fondamentale per liberarsi dai tre veleni: illusione, rabbia e desiderio. Le due pratiche non possono essere separate.

 

Come ben sappiamo, la mindfulness si è ispirata alle pratiche buddhiste indiane, giapponesi, allo yoga, ma ha lasciato da parte le componenti spirituali o legate a determinati percorsi religiosi.

 

Non possiamo però dimenticare l’importanza di queste pratiche, da cui la mindfulness è nata.

 

Il logo di Mindfulness Wave è proprio un omaggio alla pratica Śamatha, la base di partenza di ogni meditazione, in tutte le tradizioni.

 

Quando sono andata a Kathmandu ho scoperto il disegno che vedete nella foto qui sopra. Ci sono moltissimi negozi che vendono dipinti di questo tipo. Quello che vedete nella foto di fianco al logo è il mio, che mi sono portata a casa proprio dal Nepal.

 

Questo dipinto si chiama proprio Shiné, e raffigura il percorso che il praticante compie quando intraprende i nove stadi della meditazione del calmo dimorare. Questa pratica viene insegnata in Tibet attraverso quest’immagine.

 

L’elefante rappresenta la pesantezza della mente del meditante, la scimmia l’agitazione, il coniglio il torpore, la corda l’attenzione e l’uomo colui che medita.

 

L’uomo insegue l’elefante, cerca di domare la sua mente ma solo una volta raggiunto l’animale e messagli la corda al collo egli riuscirà ad avere il controllo sulla mente.

 

L’elefante va domato perché altrimenti potrebbe essere pericoloso per l’uomo, e così la mente, che se lasciata in balìa dei pensieri non è mai presente ed è colpita da molte afflizioni.

 

All’inizio l’elefante è nero e indomabile, e di fronte a lui corre una scimmia agitata e incontrollabile, si distrae continuamente. Questo è il primo stadio.

 

Nel secondo stadio l’uomo è più vicino all’elefante e una piccola parte della testa dell’animale diventa bianca. Nel terzo stadio il meditante riesce a mettere la corda all’elefante e lui si volta verso l’uomo ma compare anche il coniglio, il torpore. L’attenzione migliora ma bisogna imparare anche a rimanere vigili.

 

Nel quarto stadio l’elefante è più mansueto e domabile e nel quinto stadio è la scimmia a seguire l’elefante. Il meditante ora è davanti agli animali, inizia ad avere il controllo della sua mente, dell’agitazione e del torpore.

 

Nel sesto stadio l’elefante e la scimmia seguono con calma il meditante e il coniglio se ne è andato. Nel settimo stadio l’elefante prosegue da sé il cammino, il meditante non ha più bisogno dello sforzo, dell’attenzione e della vigilanza. Anche la scimmia se ne è andata e torpore e agitazione si presenteranno solo raramente ma non saranno disturbanti per il meditante.

 

Nell’ottavo stadio l’elefante ora è bianco, segue di nuovo l’uomo, che ha il totale controllo della sua mente e dei suoi processi cognitivi, anche se ora ci vuole un po’ più di energia per sostenere l’attenzione. Nel nono stadio il meditante può sedere in meditazione e l’elefante è addirittura accucciato a terra a riposare. Ora si può meditare a lungo e in completa calma.

 

Poi c’è un decimo stadio, dove il meditante cavalca l’elefante e raggiunge Shiné, e passa all’undicesimo stadio, quello della Vipaśyanā, la visione profonda, rappresentata dall’energia della spada fiammeggiante, e raggiunge l’illuminazione, la comprensione della vacuità. Nel dodicesimo stadio il meditante torna indietro a cavallo dell’elefante per insegnare a tutti come intraprendere questo percorso.

 

Quando ho scoperto Shiné ne sono rimasta affascinata, e una sera, mentre ero a letto a pensare a quale logo avrei potuto scegliere per il mio sito, i miei occhi si sono posati su questo dipinto, appeso nella mia camera da letto.

 

Mi piace osservarlo, perdermi in quelle raffigurazioni, e mentre lo guardavo, i miei occhi hanno visualizzato per un attimo soltanto la strada che il praticante compie, quella specie di “S” bianca che parte dalla casa del monaco e arriva fino all’illuminazione. Ho immaginato un segno stilizzato che potesse rappresentare proprio quel cammino, ed ecco nascere il logo di Mindfulness Wave.

 

Questo logo vuole essere un omaggio, un ringraziamento all’Oriente, perché anche se la mindfulness è scevra della componente spirituale, non dobbiamo dimenticare le sue radici.

 

La simbologia di questo dipinto è potente. Il mio quadro si trova nella camera da letto, che è anche il luogo in cui pratico quotidianamente la mindfulness. Ogni giorno il mio sguardo si posa su Shiné e mi ricorda la mia strada, la mia intenzione, la mia volontà di calmare la mente per essere più consapevolmente nel mondo.

 

 

 

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