Di: Dejanira Bada

 

Oggi mi piacerebbe parlarvi della mindfulness come aiuto per gestire l’ansia.

 

Qualche mattina fa mi sono svegliata molto agitata.

 

La sera prima avevo avuto una discussione con una persona; sono riuscita a dormire, ma una volta sveglia mi sono accorta di avere già molti pensieri invasivi e di essere giù di morale, arrabbiata, nervosa.

 

Ho fatto colazione, ho acceso il cellulare, ho dato un’occhiata alla mail, per vedere se c’era qualche comunicazione urgente, e come ogni mattina ho messo il telefono in modalità aereo e sono tornata in camera per meditare.

 

Non avevo molta voglia, ero nervosa, mi sono seduta sul mio cuscino e mi sono accorta di essere ansiosa. Il cuore batteva forte, alto nel petto.

 

Non me ne ero accorta prima, perché i miei movimenti, fino a quel momento, erano stati inconsapevoli e veloci.

 

Avrei voluto smettere, mi sarei voluta sdraiare, perché sentivo troppo disagio. C’era una parte di me che si rifiutava di stare seduta lì a non far niente in quella condizione.

 

Perché farlo?

 

Ho portato attenzione al respiro, ed era corto, agitato, e il petto batteva forte.

 

Ho riconosciuto l’avversione e ho provato a stare, senza fare nulla, per capire cosa c’era, come mi sentivo, senza cercare di riflettere e rimuginare sui motivi che mi avevano portato a sentire quell’ansia.

 

Sono stata per un po’ di tempo in ascolto di quello che c’era in quel momento.

 

Poi sono passata alla consapevolezza del corpo, al radicamento a terra di gambe e piedi, delle mie mani unite in grembo, dei glutei seduti sul cuscino, fino ad arrivare alla testa e al corpo nel suo insieme.

 

Ho prestato attenzione ai suoni, li ho interiorizzati senza etichettarli, senza aggrapparmi a nessuno di essi. Poi sono passata ai pensieri, all’osservazione della mia mente.

 

La calma

 

Arrivata a questo punto l’ansia se ne era andata. Anzi, se ne era già andata nel momento in cui ho iniziato a tenere l’attenzione al respiro.

 

Non ho fatto nulla per cacciare via la mia ansia, per calmare il battito cardiaco, è bastato stare in ascolto, osservare, senza fare niente.

 

Perché spesso è proprio il non-fare e il prestare attenzione al nostro respiro e al nostro corpo a calmare la situazione.

 

La mia mente a questo punto era calma, con pochi pensieri, e non sono stata neanche un minuto ad arrovellarmi per cercare di capire perché mi fossi svegliata in quel modo.

 

Succede, succede a tutti, e capiterà di nuovo.

 

L’importante è non rinunciare alla pratica giornaliera, neanche quando sentiamo di non stare bene, anzi, è proprio in questi momenti che dobbiamo fare tesoro della mindfulness.

 

Il cuore si era calmato, e quando ho concluso la mia meditazione, non ero più arrabbiata, agitata, preoccupata, nervosa.

 

La mindfulness, un aiuto per gestire l’ansia

 

Questa volta è andata così, altre volte sarà diverso e dovremmo passare l’intera giornata con l’ansia. Chi lo sa.

 

Va bene, bisogna stare e accettare quello che c’è, però non rinunciamo alla pratica quando siamo agitati, facciamone tesoro.

 

La mindfulness può esserci d’aiuto anche per imparare a gestire l’ansia, perché anche l’ansia ha bisogno della nostra attenzione.

 

Più la ignoriamo e più prenderà forza e avrà controllo su di noi e le nostre azioni.

 

Iniziamo a praticare quotidianamente, anche per pochi minuti al giorno, per una o più volte al giorno.

 

Entriamo in contatto con le nostre emozioni e sensazioni per diventare padroni delle nostre vite.

 

 

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